Alla domanda di un dottore della legge, per indicargli il comandamento più importante e spiegargli chi fosse il prossimo, Gesù raccontò la parabola del samaritano: uno straniero capace di avere compassione di suo fratello, di chinarsi su di lui, curargli le ferite, pagare di tasca propria.
Quelle parole non hanno mai abbandonato la Chiesa nel suo bimillenario cammino e sempre le insegnano la strada di ogni svolta della storia, le suggeriscono il da farsi di fronte a vecchie e nuove povertà, quando si ripresenta la scelta tra fermarsi o dire: “non tocca a me”.
Ma soprattutto la chiesa avrà sempre davanti a sé il suo Signore che “nella sua vita mortale passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancor oggi, come buon samaritano, viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza” (dal Messale romano).
Nella luce dell’amore capace del dono totale di sé ogni comunità parrocchiale, ogni battezzato, ogni persona potranno trovare il senso della propria vita, perché la carità non avrà mai fine.
(Caritas italiana, da “Quando vi riconosceranno”, la Caritas parrocchiale EDB2000) |